Chi cercava talenti ad Arco ne ha trovati tanti

Al di là della finale di martedì Atalanta-Partizan, il 46° Trofeo Beppe Viola ha svelato numerosi campioncini in rampa di lancio

13 marzo 2017

Alla fine sarà una sfida tra i bianconeri del Partizan di Belgrado e i nerazzurri dell’Atalanta ad assegnare l’edizione n° 46 del torneo internazionale di calcio Città di Arco-Beppe Viola, riservato agli Under 17.

Come dire, insomma, il confronto tra due scuole calcistiche di grande tradizione, quelle che, nella griglia di partenza di questa manifestazione, partivano leggermente favorite sul resto del lotto non fosse altro per il fatto di avere un maggior numero di medaglie da esibire sul petto.

I serbi, infatti, sono stati recentemente proclamati dal CIES, un osservatorio internazionale sul calcio, come il miglior vivaio d’Europa (davanti a Barcellona e Ajax!) non solo per aver portato 78 dei loro “canterani” a vestire la maglia dei più prestigiosi club europei. Anche se abbiamo l’impressione che ad aiutare i valenti tecnici dello Sporting Center Partizan Teleoptik ci sia la voglia di emergere, di conquistare ribalte prestigiose – anche economicamente – che il calcio poverissimo del piccolo stato balcanico non è in grado di offrire ai ragazzi che sudano e studiano allo “Zemunelo” di Belgrado.

Anche per l’Atalanta parlano i risultati, oltre ai nomi di ragazzi che ogni anno vengono proposti con successo sulla ribalta nazionale. Ora ci riempiamo la bocca con Gagliardini, Caldara, Conti, ma gli orobici hanno ormai in rampa di lancio gente come Bastoni, Melegoni, Latte Lath, tutti prospetti di grande qualità, passati con successo (e recentemente) anche da questo torneo. Il segreto? Organizzazione e programmazione sono due mantra imprescindibili tra i responsabili del settore giovanile orobico che non si sono mai fatti prendere dalle tentazioni del risultato di prestigio a scapito del lavoro meticoloso e quotidiano, che viene messo in campo ad ogni livello dalle parti di Zingonia.

Anche in questa nidiata di 2000, l’Atalanta ha saputo mettere in vetrina giovani di belle speranze. Su tutti, a nostro avviso, il trequartista Dejan Kulusevski che, contrariamente a molti altri interpreti di questo ruolo, ha un fisico ed una statura davvero notevoli. Quindi riesce a farsi rispettare nelle aree affollate, anche se paga leggermente – e non poteva essere altrimenti – in rapidità. Quando lascerà nello spogliatoio certe leziosità, peraltro comprensibili per uno della sua età, l’Atalanta avrà un’altra perla da lanciare. Non male la prima punta Rilind Nivokazi, un ragazzo che lotta su ogni pallone e già notevolmente maturo nel duplice compito che ormai spetta ad una prima punta che passa dall’essere il terminale estremo delle manovre offensive al primo che va a sacrificarsi in copertura. Intelligente, anche se fisicamente in formazione, l’esterno basso di sinistra Enrico Bulgarella.

Saranno questi gli uomini sui quali punterà la squadra nerazzurra per avere ragione del Partizan, visto che sono stati loro – anche se assistiti degnamente da un centrocampo ben assortito – l’arma vincente nella semifinale contro l’Inter piegata inesorabilmente dall’inzuccata perentoria del centrale Cavalli e da una imparabile conclusione al volo mancina proprio di Kulusevski. Un’Inter non proprio tonicissima che, forse, ha pagato più di altre squadre il salasso subito dalla Nazionale di Bigica. L’intraprendenza, spesso un po’ confusionaria, di Gnoukouri, non è bastata a stimolare la squadra di Zanchetta che, anche dopo i gol, non ha avuto quella reazione veemente che ci si poteva aspettare. Adorante, per esempio, ha delle ottime doti che finisce per vanificare quando si limita al compitino.

Ma torniamo alla finale per dire che il Partizan ha tutte le armi in regola per non stare a guardare. I ragazzi di Lazetic in difesa sono piuttosto solidi e, soprattutto, molto decisi: l’aitante centrale Markovic ne è il simbolo. Amano agire di rimessa sfruttando le doti di contropiedista del mai domo Jovan Kokir, piedi buoni, fisico da torello, ma soprattutto la voglia di non mollare mai. Nelle ripartenze, solitamente, gli da una mano il vivace Antonijevic, ma fondamentale nel ribaltare l’azione è Milosavljevic, giocatore di grande visione e molto svelto nell’intuire il fronte migliore. Il 4 a 1 rifilato alla Roma in semifinale, comunque, finisce per essere un risultato troppo vistoso per inquadrare gli effettivi meriti dei serbi e le pecche di una squadra giallorossa che non ci è sembrata all’altezza della sua grande tradizione. Evidentemente i ragazzi di Toti hanno sparato tutte le loro cartucce nel girone eliminatorio e con il Partizan, al quale hanno peraltro tenuto testa per più di un tempo, hanno pagato anche un evidente gap fisico. Con il vento a favore, non sono riusciti a far male ai serbi e, al rientro in campo, si sono trovati sotto di due gol in pochi minuti. Complice un evidente errore di Zamarion, tradito proprio dal vento, anche se poi il portierino giallorosso si è riscattato con alcuni interventi di rilievo. La Roma ha cercato la reazione, ha trovato il gol su rigore, ma poi non ne aveva più ed in Partizan ha dilagato. Tra i giallorossi discrete le prove del terzino mancino Falbo, dell’esterno alto di destra D’Orazio e della punta Del Signore, anche se l’attacco capitolino ha acquistato maggior peso quando Toti ha fatto entrare Guehi.

In questa carrellata di squadre e di aspiranti campioni va ricordato anche qualcuno che ha dovuto lasciare il torneo dopo i gironi eliminatori. Parliamo dell’enfant du pays Alessio Forcinella, che da quest’anno veste la maglia dell’Empoli, della interessante punta del Sassuolo Giacomo Raspadori, mentre una citazione di merito va a Matteo Conci, portiere del Trento in forza alla Selezione del Trentino, sul quale si sono già appuntati gli occhi di più di un tecnico e di un osservatore. Lui compirà i 17 anni solo in Ottobre, quindi ha davanti tutto il tempo che vuole per conquistarsi la ribalta che conta. Tutto dipende da lui, dal suo impegno e da quella fame che, per esempio, ai serbi non manca.

Non resta, a questo punto, che annunciare l’ultimo atto che sarebbe un errore presentare come una sterile sfilata di potenziali forze in campo. Anche perché la stanchezza e gli acciacchi di un torneo così serrato costituiranno la vera e propria variabile impazzita della finale. Al campo la risposta.

Nello Morandi

Foto: l’interista Gnokouri alle prese con la difesa dell’Atalanta (Credits Piermarco Tacca)