Giovani, la ricetta di Calcerò: “Manca il coraggio di osare”

Nella serata-dibattito al Casinò di Arco il presidente dell'Aic Damiano Tommasi e l'allenatore del Genoa Davide Ballardini puntano il dito sulla troppa prudenza delle società e dei tecnici che ritarda la crescita dei nuovi talenti

13 marzo 2018

La volontà di investire sui giovani frenata dallo spauracchio del risultato. Il progetto delle “seconde squadre” come via privilegiata per i grandi club per formare più rapidamente i talenti italiani e avvicinarli al livello di esperienza dei coetanei spagnoli o francesi. Il desiderio di “avere il tempo” per aspettare chi cresce più tardi. E un messaggio ai ragazzi italiani: “Non ponetevi limiti”. Un’analisi panoramica e acuta, quella del presidente dell’Associazione Italiana Calciatori Damiano Tommasi all’interno di “Calcerò: bandiere, radici, talenti”, incontro-dibattito sul calcio giovanile che ha contraddistinto la giornata di riposo del 47° Trofeo Beppe Viola, lunedì  12 marzo. Una serata ospitata da un gremito Salone delle Feste del Casinò di Arco, impreziosita dalla partecipazione di Davide Ballardini, allenatore del Genoa, Luca Piazzi, responsabile del settore giovanile del Parma, dell’inviato de La Gazzetta dello Sport, Marco Calabresi e moderata dal giornalista Elio Proch. Presenti, oltre al presidente del comitato organizzatore Marco Benedetti, anche i giocatori e lo staff tecnico del Torino , finalista del torneo Under 17 assieme al Bologna.

Tommasi ha parlato del retaggio tattico del nostro calcio (“In Italia siamo convinti che il risultato arrivi rischiando meno possibile”), di obiettivi del movimento dilettantistico (“Il massimo successo dev’essere legato al numero di ragazzi avviati all’attività sportiva”), ma anche del sistema “che agevola il trasferimento dall’estero a scapito di quello fra club italiani” e che agevola addirittura chi preferisce “comprare gli stranieri per mandare i soldi all’estero”. Spesso, inoltre, investire su giovani provenienti da altri Paesi vuol dire puntare su atleti che hanno già esperienza in campionati professionistici, al contrario dei ragazzi italiani frenati dall’assenza di un progetto legato alle seconde squadre. Fra gli esempi virtuosi Tommasi ha ricordato Luis Enrique che alla Roma lanciò un giovanissimo Viviani titolare a Praga nel preliminare di Europa League, per poi essere costretto a fare un passo indietro dopo la sconfitta, e Fabio Pecchiache a Verona non ha paura di lanciare i giovani: è questo coraggio che serve, a tecnici, società e agli stessi ragazzi”.

Anche Davide Ballardini ha sottolineato come in Italia la paura di perdere – che spesso fa rischiare la panchina – freni le scelte dei tecnici (“Aver fatto una buona partita conta fino a un certo punto. Ma a livello giovanile i ragazzi dovrebbero divertirsi e al contempo imparare”). D’accordo Luca Piazzi: “Il risultato deve essere una conseguenza del sistema di gioco, della metodologia, della gestione dei ragazzi. Formare giocatori è prioritario rispetto al risultato“. Chi vede qualche segnale confortante, almeno nel campionato di serie B, è Marco Calabresi: “Ci sono tante squadre che stanno puntando su giovani, magari in prestito dai club di A. Questo perlomeno aumenta il loro minutaggio fra i professionisti e riduce il gap di esperienza dei nostri giovani rispetto ai coetanei del resto d’Europa. Auspico che ci sia ancor più coraggio anche nel campionato di serie A”. Calabresi ha anche chiesto a Ballardini come avrebbe gestito Pietro Pellegri, il talento classe 2001 passato a gennaio dal Genoa al Monaco. Il tecnico non ha avuto esitazioni: “Sarebbe stato la prima o la seconda scelta, com’era giusto che fosse. Quando ho potuto, ho fatto giocare titolare Acquafresca a 19 anni, Cavani a 20 e Matri a 21. Ma non sempre si ha la possibilità di schierare titolari i ragazzi che meritano”.

In chiusura sono stati premiati Davide Ballardini come “Allenatore dei tuoi sogni” 2018, scelto dai giovani partecipanti al torneo, e Marco Andreatta quale “Miglior allenatore trentino” 2018, che ha ricevuto il riconoscimento direttamente dal collega del Genoa.

La sintesi degli interventi

TOMMASI / 1: “Secondo una ricerca dell’Aic, chi è nato negli ultimi quattro mesi dell’anno ha più difficoltà ad emergere nello sport di chi è nato prima. Lo sviluppo fisico spesso è il discrimine della selezione e si perde una grande fetta di talento. Vogliamo “avere il tempo” di aspettare chi si forma dopo”.

TOMMASI / 2: “Ho giocato la mia prima partita ufficiale a undici anni. Mio figlio ha undici anni e da sei ha un adulto che gli dice cosa deve fare in campo. Dobbiamo essere bravi a veicolare la nostra presenze. E insegnare ai giovani di non porsi limiti”.

BALLARDINI / 1“Mi spiacerebbe sentire un allenatore, un istruttore, rompere le scatole al ragazzo che ha la palla tra i piedi: va lasciato libero di scegliere la giocata e assumersi delle responsabilità. Piuttosto bisogna dire agli altri come muoversi senza palla”. 

BALLARDINI / 2: “In Italia abbiamo tanti ragazzi di talento, ma il sistema non invita gli allenatori ad avere il coraggio e la forza di ‘rischiare’ inserendo un giovane”.

BALLARDINI / 3 : “Non punterei il dito contro i troppi stranieri. Con educazione e passione, instaurando un rapporto sano con i genitori, con gli allenatori e i dirigenti, improntato sul rispetto e sulla stima, chi è bravo emerge, senza dover temere l’arrivo di un coetaneo dal Senegal o dalla Danimarca”.

CALABRESI: “Io credo che un giovane valido debba giocare, senza che vi sia necessariamente una regola che lo impone. E’ fondamentale il concetto di coraggio: da parte dell’allenatore nel fare determinate scelte e della società nell’assecondare l’allenatore. E magari le altre componenti, noi giornalisti in primis, dovremmo avere una maggiore capacità di attendere, evitando frettolosi 4 in pagella che possono stroncare la carriera di un ragazzo”.

PIAZZI: “Spesso parliamo troppo dei club, credo non abbiamo le risorse e gli strumenti per rilanciare il calcio. Per fare la differenza dobbiamo interfacciare la federazione con altri enti, in primis quelli preposti all’Istruzione”.

Oggi le finali Under 17 e Femminile in diretta streaming

Oggi il gran finale della 47ª edizione del Trofeo Beppe Viola. Allo stadio di via Pomerio di Arco, alle ore 18:00, il calcio di inizio dell’ultimo atto del torneo internazionale Under 17, Bologna-Torino (clicca qui per la diretta streaming di PMG Sport). Res Roma e Fiorentina (clicca qui), alle 14:30, si contendono invece il titolo del Torneo Femminile. Nel mezzo, la cerimonia conclusiva del Torneo “Città di Arco” riservato ai Pulcini.

Credits Piermarco Tacca